Nell’ intento di “stimolare l’attività creativa che rende l’uomo un essere rivolto al futuro, capace di dare forma a quest’ultimo e di mutare il proprio presente” (M. Dallari)
L’essere umano vive, si sviluppa e matura solo se comunica con il mondo che lo circonda.
Il bambino, ad un certo punto della sua crescita, è il risultato delle relazioni comunicative che ha intessuto e continua ad intessere con l’ambiente circostante.
Tali relazioni sono rese possibili attraverso un complesso sistema di segni, oggi più che mai aperto e sensibile ai cambiamenti.
Più il bambino padroneggia tale sistema, più riuscirà ad orientarsi nella realtà per comprenderla ed interagire con essa.
“Esprimersi” sarà per lui un “tirar fuori”,   un “rappresentare”,   un “rendere evidente” idee e sentimenti, utilizzando vari codici, da quello verbale per eccellenza, a tutti gli altri, che la scuola ha il compito primario di potenziare nel bambino non solo come abilità comunicative, ma come vero e proprio esercizio   di pensiero: analizzare, cogliere   analogie   e   differenze,   classificare, mettere in relazione, sintetizzare.
Da qui l’idea di una scuola che senta forte il compito di equipaggiare il bambino con strumenti espressivi sempre più adeguati e puntuali, capaci di rendere “visibile” ogni individuo come essere unico e irripetibile, soggetto attivo, creativo e critico.